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Il mio regno per un like!

A parte alimentare il nostro ego o rappresentare uno strumento per pavoneggiarsi con amici e colleghi, ci siamo mai domandati quanto vale un like su una pagina Facebook?

Non mi pare, ma sono aperto  a qualsiasi smentita, che un like rappresenti un cliente, e allora perché in tanti, troppi, marketer compresi, si affannano a catturare like per la pagina?

Ottenere tanti apprezzamenti per i vostri post si tramuta in incremento esponenziale di fatturato? NON CREDO!!!

Ho uno scoop per voi: “un semplice like oggi non vale niente”.

In termini monetari il fatto di avere un “mi piace” ad una pagina o ad un post, ha lo stesso valore del non averlo.

Partiamo da un presupposto.

Oggi su Facebook non si vende e non si compra più niente, se non nei marketplace privati che, come un immenso mercatino dell’usato, sono animati da rigattieri, svuota cantine, e popolo vario in cerca di affari improbabili.

Sulle pagine aziendali oggi si lavora e si fatica per acquistare il bene più prezioso rimasto disponibile a causa del sovraffollamento dei Social media: L’ATTENZIONE.

Ebbene, si, quando mettiamo dei denari a correre in inserzioni sponsorizzate, lo facciamo perché dobbiamo catturare l’attenzione delle PERSONE, ovvero di coloro che, in cerca di qualcosa che noi vendiamo, si interessano alle nostre vicende e sono disposti a seguirci in “casa nostra” e a lasciarci i propri dati autorizzandoci di fatto, ad intavolare un’interlocuzione e, se siamo stati bravi, una trattativa che dobbiamo trasformare in SALE o se vi piace di più, in conversione.

Il valore di un like di Facebook, pertanto, come mero numero, con il passare del tempo è destinato ad essere più prossimo allo zero.

Quando parlo di “casa nostra” parlo del nostro sito web e lo faccio con assoluta convinzione in quanto il sito è totalmente nostro nella forma e nei contenuti, mentre su Facebook siamo ospiti del “Roscio” miliardario, che ci impone le sue politiche e può oscurarci a piacimento se quanto pubblichiamo non lo aggrada, che modifica i parametri dei suoi algoritmi orientandoli sempre più al suo profitto e sempre meno al nostro.

E se lui fa il furbo noi dobbiamo essere veloci a diventarlo, usando la sua piattaforma come vettore, come navetta che trasporti il traffico dei prospect verso “casa nostra” dove provvederò a farli diventare lead che popoleranno ricche e golose mailing list da utilizzare in altra sede e con altri strumenti.

Voi a questo punto direte, più “Mi piace” colleziono tanto più traffico genererò verso il mio sito web.

Purtroppo, non è così in quanto le variabili che determinano il valore di un like sono ogni giorno sempre di più:

Il rumore di fondo da superare, generato dall’infinità di inserzioni e di aziende, anche micro, che investono in Facebook ADS, la conseguente diminuzione fisiologica della visibilità organica ecc.

Il fatto che il “like” ha ad oggi molte più sfaccettature di un tempo. Posso mettere “like” ad una pagina perché mi è piaciuto un determinato contenuto, ma poi decidere di non seguirla più perché non ne condivido la tipologia di post pubblicati.

Posso interagire su un post di una pagina per esprimere un mio dissenso, ma poi finire nel “pubblico personalizzato” di utenti che interagisce con i post;

Ci sono poi, altre variabili che “sporcano” la qualità dei risultati (bot, profili fake, profili dormienti, profili “abbandonati”, ecc. che iniziano ad avere una presenza piuttosto importante sulla piattaforma) e che comunque finiscono nei “pubblici profilati” delle campagne.

Pensiamo poi a intere categorie come i “Millennials” e la Generazione Z che sono fuggite in massa da Facebook e che rappresentano una quota di mercato molto  appetibile, e che magari in fugaci passaggi hanno disseminato di like “la qualunque” entrando anche loro tra i profilabili.

Insomma, appare chiaro che il tasso di competizione sia alle stelle e che il valore economico della caccia al lead ha determinato un “valore economico” del like sempre più basso e un “costo di acquisizione” sempre più alto.

Molti colleghi continuano a sostenere che le azioni di coinvolgimento e community Management su Facebook (campagne di popolamento fan base) siano finalizzate allo sviluppo della Brand Awareness personalmente ritengo (“ha scoperto l’acqua calda” direte)che sia più facile che si trasformi in cliente chi decide di seguire un brand rispetto a chi non lo segue/conosce.

È possibile, infatti, che un utente decida di seguire un brand perché ha già sentimenti positivi verso quel brand e non perché ha  cliccato il “mi piace” ad una pagina.

Tirando le somme possiamo dunque asserire che i Social non funzionano come molti marketers pensano. L’atto di cliccare like ad una pagina e seguirla non influisce sul comportamento di un potenziale cliente e non spinge l’acquisto da parte dei suoi contatti.

Interessare i likers con contenuti coinvolgenti può avere risultati significativi, influenzando di conseguenza i loro comportamenti d’acquisto.

Il mero atto di seguire un brand su Facebook non vale nulla, mentre il like dato ad un post (un’interazione) ha un valore economico, ma badate bene il contenuto deve evidenziare in maniera ineluttabile il vantaggio competitivo del vostro prodotto o della vostra azienda altrimenti, sarà soltanto un post virale divertente o interessante e nulla di più.

TAFFO Funeral Services pubblica dei post maledettamente accattivanti e ha raggiunto una reputation impensabile per un’agenzia funebre, ma questo non ha certo generato una incontrollabile voglia di morire nella fan base.

Concludo pertanto insistendo sul fatto che il liker ha per noi un valore economico soltanto quando lo avremo trasformato da prospect  a lead e che Facebook non può e non deve essere l’unico canale di Marketing, bensì un sistema per traghettare il traffico verso il nostro Sito e verso altri strumenti.

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