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EDUCARE is a bad word

Tutti i cittadini sono consumatori di risorse e ogni giorno incrementano la produzione di rifiuti.

L’unico modo per evitare che il nostro pianeta diventi una gigantesca discarica, è la riduzione dei rifiuti stessi, grazie ad uno stile di vita accorto e mediante la raccolta differenziata e il riciclaggio.

Decisamente più facile a dirsi che a farsi.

Oggi, infatti, nonostante la gestione differenziata dei rifiuti sia una realtà dettata da obblighi nazionali e Comunitari, la cultura del riciclaggio non è di facile “digeribilità”.

Come fare?

La risposta rivoluzionaria normalmente arriva dal brillante comunicatore, in abito azzurro e con pochette di ordinanza abbinata alla camicia bianca e abbronzatura “Mauritius Forever”.

“Niente di più facile – dice – dobbiamo EDUCARE, la cittadinanza – o la popolazione o perché no, l’umanità – dobbiamo creare una bella campagna di comunicazione verticale ricca di proselitismo ecologico e andare pesanti con le azioni educative.”

Io che sono un modesto pubblicitario di frontiera meno elegante e meno abbronzato, dissento con forza.

Ho sufficiente esperienza da aver imparato che l’umanità non ha nessuna intenzione di farsi educare.

Parlare di educare significa implicitamente che l’azione di comunicazione sia una sorta di interazione con frusta e pungolo, per una massa di trogloditi maleducati.

Vi assicuro che così non è, anzi, il senso di disagio nei confronti di un ambiente sempre più degradato, è più diffuso di quanto non si possa immaginare, purtroppo cattive abitudini, gestione dei servizi di raccolta improntata principalmente alla massimizzazione dei profitti e ostilità socio-ambientale spesso fanno gioco cattivo e anche chi ha la giusta sensibilità tende a lasciarsi andare alle cattive pratiche.

Ho visto momenti di crisi profonda in grossi centri che sono state gestite con l’inasprimento delle sanzioni e l’aumento dei controlli che, anziché portare benefici, hanno peggiorato la situazione.

Se al contrario si fosse operato con una corretta campagna di dialogo orizzontale, partendo dal disagio e perché no, dalla cattiva informazione delle sacche ostili, queste ultime oltre che isolate sarebbero state convertite alle buone pratiche con risultati eccellenti.

Il cammino da intraprendere non è un percorso di educazione bensì un’azione di presa di coscienza.

Alimentare ad uno stile di vita sobrio, attento, rispettoso dell’ambiente è un metodo preciso che va alimentato con una corretta informazione.

Un’informazione che deve necessariamente muovere dall’infanzia, tramite la proposta di comportamenti responsabili, atti a preservare l’ambiente.

La scuola è sicuramente uno dei canali distributivi dell’informazione più importanti, un hub di somministrazione di cultura, che opera in maniera diretta con le giovani generazioni e indiretta con il loro ambiente familiare.

Lo scopo non è dunque educare, ma favorire l’assunzione di un ruolo attivo per la salvaguardia del proprio territorio, attraverso ipotesi di soluzione, lancio di iniziative, sensibilizzazione e coinvolgimento diretto degli individui.

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